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Recensione di: mementomori,
(Thursday, September 13, 2007) | Voto: * * * * °

"Branco
di luridi maiali!"
è il saluto che ci rivolge un sorridente Mazza facendo il suo
ingresso sul palco dell'area Expò della Festa de L'Unità
di Ospedaletto (Pisa).
Capelli lunghi, barba brizzolata,
camicina estiva rosso sgargiante, pantaloni corti e sandali: il
Mazza è sempre il Mazza. I segni del tempo hanno
scalfito la figura dello storico frontman dei Tossic, ma non la sua
intrinseca idiozia: seppur per pochi, la sua è una presenza che
non può non riscaldare il cuore, tanta è l'ilarità
e la voglia di scazzo che emana.
Gradito ritorno quello dei Tossic, leggendaria
formazione pisana riaffacciatasi sul mondo discografico con il
recente "Transumanza" dopo una pausa durata più di
dieci anni. Mi si permetta, quindi, di approfittare di questo
live-report per presentare questa band che risulterà ignota alle
orecchie dei più.
Nati
nell'oramai lontano 1987, con all'attivo
un pugno di demo e due album ufficiali ("Il Regno del Cinghiale" e
"Stato Brado"), i Tossic rinascono finalmente nel 2007 nella formazione
originale, tornando a riempire il vuoto che il loro scioglimento aveva
lasciato dietro sè, ed offrendosi al contempo alle nuove
generazioni che, ahimè per loro, non hanno all'epoca avuto la
fortuna di viverli direttamente.
Un ritorno, devo dire, che non tradisce lo spirito che fin da principio
ha animato i quattro cinghiali del metallo: anti-divi per
vocazione, la loro musica, a base di goliardia e
thrash vecchia scuola, continua a mietere vittime e
conquistare consensi. Le armi sono quelle di sempre: semplicità,
autoironia e assoluta idiozia. I testi: puerili come sempre, ma non
privi di una certa genialità picaresca.
ODO
ALTERNATIVO DELLA BAND. QUANDO SI
GODETTERO I PROVENTI DEL REGNO DEL CINGHIALE E SI RITIRARONO IN
GIAMAICA.
QUI TROVIAMO IL SATANA E
INSERANTO
CHE GETTANO LO SCOMPIGLIO TRA LE FIE SULLA SPIAGGIA IMPROVVISANDO UN
VERSIONE REAGGE DI INCAZZATO COME UNA IENA.

Sorta di Tankard
all'italiana (dove
però al posto di birre e rutti troviamo rutti e quel triangolino
peloso tanto caro all'universo maschile), i Tossic non cambiano la
storia della musica, ma sanno suonare, sanno stare sul
palco,
sanno divertire e
soprattutto rappresentano un'isola felice
della mia infanzia, un'isola a cui io non posso che guardare con
affetto e nostalgia (proprio un concerto dei Tossic fu uno dei primi
appuntamenti live della mia vita).
Si sprecheranno quindi bestemmie e
"viva la
topa" a non finire, ma la goliardia dei Tossic non è
solo volgarità fine a se stessa, non è
posa,
è bensì spontaneità: l'aderenza incondizionata ad
un modo di essere che tale è e che non può essere
altrimenti.
E proprio per celebrare gli antichi fasti,
tanto per far capire che non è cambiata una virgola rispetto a
venti anni fa, ecco che l'opener scelta per aprire la set-list di
stasera è proprio un super classico che noi tutti veterani non
possiamo non accogliere con estremo entusiasmo: attacca la terremotante
"...Come una Iena", naturalmente nella sua
versione
incensurata ("sono incazzato come una iena e ti sborro sulla
schiena, io ti faccio tanto male perché sono un gran animale,
con un gesto son sicuro, io stasera ti spacco il culo!").
Quello che stupisce, soprattutto, è
riscoprire una band
energica, in buona forma ed affiatata
nonostante lo stop forzato durato così tanti anni.
Asma
(chitarra) e Satana (basso), nonostante le apparenze da ordinari
quarantenni padri di famiglia, sciorinano riff a profusione, pescando a
piene mani dal calderone del thrash metal ottantiano
(Slayer-Testament-Metallica in primis), senza disdegnare scivoloni
sabbathiani che vanno continuamente a ribadire una forma mentis di
altri tempi. Anthony-Inseranto (batteria), che nel frattempo ha avuto
modo di tenersi allenato militando nei ben più noti Death'SS, si
rende altresì responsabile di una prova potente e precisa.
<>Ma è inutile dirlo, è
il carisma boccaccesco di Mazza a regnare sovrano sul palco.
Più nei siparietti fra una canzone e l'altra, a dir la
verità, che al canto (inferiore la sua prova rispetto alla
scorsa data pisana di circa due mesi fa). Seppur non al top della
forma, seppur a tratti spompato, il Mazza, che pure scherza sulla
propria resistenza fisica, si conferma tuttavia un frontman di tutto
rispetto: gioca con il pubblico, non risparmia battute sconce, si
lancia in guizzi degni del più triviale dei cabaret.
Ampio spazio ai brani tratti dal recente "Transumanza",
che sembrano reggere il confronto con i classici del passato: si
susseguono "Cai TV", (divertente disamina sull'avvento della
TV digitale e le sue ripercussioni sull'arte masturbatoria, sul rischio
reale, fra così tanti canali, di spararsi una pippa su History
Channel!), "St. Honoré" (niente più che una
sequela di parole francesi di comune uso italiano: una canzone del
cazzo, come giustamente viene introdotta dal Mazza), "Suka"
(lezioni di sesso orale per il figlio diciannovenne che, alle prese con
la sua fidanzatina, chiede consiglio al "saggio" padre), "Be' mi
tempi" (testo veramente sublime, uno dei migliori mai scritti dal
combo pisano e che è impossibile da riproporre per iscritto e al
di fuori della incredibile interpretazione di Mazza!).
C'è anche spazio per un pezzo rap
(esperienza non nuova in casa Tossic, se si va a vedere "Raspa Rap" in
"Stato Brado"): parentesi davvero piacevole che ha visto dietro al
microfono anche il contributo di Anthony, e che, lungi dall'indignare i
puristi del metallo più verace, ha in realtà portato
ilarità a profusione. "Rappazzo" è la consueta
sequela di indicibili sconcerie a sfondo sessuale: davvero triviale il
ritornello cantato dai due che all'unisono intonano struggenti versi
d'amore del tipo "Amore, apri il tuo cuore, che io ti apro il culo!".
Un pezzo che il Mazza, spiega egli stesso, si sentiva di scrivere a
quarant'anni!
Ma è inutile dirlo, sono i
classici del passato a scaldare veramente gli animi : "Sudo
ma godo" è un capolavoro senza tempo, un assalto slayeriano
di intensità tragica inerente alle imprese sessuali del Mazza
che ci prova con la tipa ("ora io lo sguinzaglierò, come un
falco sulla preda mi accanirò, ma tu in modo strano guardi verso
me, ridendo mi dici tutto qui, l'ingenuo sono io che ti credevo una
matta, mi sono accorto che hai toccato più palle di Panatta").
E al termine del pezzo, data la platea di giovanissimi, Mazza si vede
costretto a chiarire che Panatta era stato un tempo un campione di
tennis.
"Zona
Calva" (da "Stato Brado") e poi
il micidiale medley che comprende altri tre classici, nell'ordine "Agguato
a Condor Pasa", "Orco" e "Heado", fusi assieme
all'insegna dell'idiozia più assoluta.
Cover d'autore con "Snap your
Finger"
dei Prong, e poi
tiratissimo rush finale con i classicissimi del
repertorio: "Catarro Tricolore", a dire del Mazza, l'inno di
tutti i disgraziati d'Italia al risveglio dopo una nottata prodiga di
cicche e cannoni ("catarro italiano, catarro nazionale, catarro
italiano, catarro tricolore, il bianco della saliva, il verde del muco
ed il rosso del sangue"). Lieta sorpresa è la
riproposizione in chiusura di un brano mai pubblicato, scartato mille e
mille volte e poi finalmente ripescato e portato alla luce a furor di
popolo: l'autocelebrativa "Tossic" (I Cinghiali del
Metallo!!!), veloce e punkeggiante, un anthem da cantare a
squarciagola.
"Ma ecco che Mazza inizia a ravanare dentro
ad
un enorme saccone dell'Ikea. E' la fine, e non poteva mancare Lei, il
classico per eccellenza dei Tossic, quella "Cazzi di Pane" che
da vent'anni chiude le set-list dei nostri. Segue l'immancabile lancio
dei cazzi di pane (impastati e preparati dallo stesso Satana, dice il
Mazza, perché quelli che prepara il panettiere sono come panini
all'olio: troppo molli nel caso si volesse fare giochetti particolari
con la propria ragazza).
"Io mi rivesto, chissà
perché, nulla di fatto, neanche per te, e quando pronto, quando
va ben, io ti domando dov'è il bidet, umiliato come un mulo che
bastonato raglia, tu lo sai che non hai vinto la guerra, ma solo una
battaglia, sono fiero del mio dito, delle sue mammelle sane, son
servito e riverito, nelle tazze di rame, le tazze di rame, cazzi di
pane, cazzi di pane per voi!" Con queste parole si chiude una serata davvero
divertente, all'insegna dell'allegria, della buona
musica e della nostalgia.
Lunga vita ai
cinghiali del metallo!
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